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giovedì 30 agosto 2012

MAI PIU' (FORSE)

Milano 20 giugno.
Siamo alla numero tre. Sarà l’ultima? Forse si. Non so perche sono tornato a vederli. Mi è rimasto in testa il concerto all’anfiteatro romano di Ostia Antica di quattro anni fa in una notte d’estate. Poi ci fu Milano tre anni fa all’idroscalo non male. E poi c’ è quest anno… Già il nuovo disco non mi è piaciuto. Poi c’è stato il cambio di location (ai Magazzini, più piccolo). Insomma le premesse non erano incoraggianti. Trascino Marcello che non li ha mai visti e prima ci fiondiamo dal kebabbaro e digeriamo con due birre. Poi arriviamo ai Magazzini. Altra birra. C’ è il tour bus e nel mentre che la beviamo esce Cedric Blixer, il cantante. Va dritto. Gli faccio Hi Cedric. Non risponde. Poi gli faccio Hi e lui risponde Hi! e tira dritto il deficiente. E’ molto skinny ma con dei ricci permanentati che lo fanno sembrare un super Afro anche se è bianco. Mi sembra che ci sia un altro presagio negativo. Entriamo.Caldo. I Magazzini Generali rimbombano del suono del gruppo spalla. E’ inutile mi girano. Aspettiamo. Entrano loro e partno con il nuovo disco. Lo snocciolano tutto e mi girano ancora di più. Una cosa è certa Omar Rodriguez Lopez è un grande chitarrista. Il gruppo suona bene e Cedric è un bravo performer. Tutto il resto mi ha fatto innervosire. Chiudono e se ne vanno senza salutare il pubblico e allora mi incazzo veramente. Scrivo sul Twitter di Cedric che poteva almeno salutarci e mi risponde con: digital hugs Bro! Ma tornatene a casa va!

BOSS PICTURES

giovedì 22 dicembre 2011

SARA' IVANO CHE CI GIRA INTORNO...

Milano,Arcimboldi,19.dicembre 011. Fossati si ritira dalle scene e io non l’ho mai visto ed allora prima di pentirmi provo a vederlo.
Mi rendo conto con venti anni di distanza dell’importanza che ha e di quello che ha costruito nella sua carriera.
Il suo universo e la sua poetica è a volte immaginifica ma comunque conserva sempre un contatto con la realtà e i musicisti, quelli che lo accompagnano sono da urlo, veramente da urlo.
L’inizio è spiazzante,: “Viaggiatori d’occidente” e “Ventilazione”, seguiti da “La decadenza”, con un suono teso e compatto.
Nel secondo tempo, quando Fossati presenta la band, e racconta di essersi accorto che il suo palco è diviso in parti, elettrica e acustica e gli elettrici suonano Led Zep, la parte acustica un sano pezzo di musica da camera. Poi chiede al pubblico: io dove devo stare, di qua o di là? Il pubblico tentenna e lui resta al centro. La dimensione rock prende spesso il sopravvento, ma quella più tranquilla c’è, eccome, quando Fossati si siede al piano, magari accompagnato da una chitarra (per una bellissima versione di “Mio fratello che guardi il mondo) o in totale solitudine (per esempio per la incredibile “La costruzione di un amore”.
Anche quando canta i grandi classici lo fa senza enfasi con quel suo modo rigoroso di offrire le canzoni al pubblico . come ne “La musica che gira intorno”, meno urlata del solito nel finale corale. La chiusura è per “Una notte in Italia”.
In conclusione il livello emozionale che si prova è alto e il concerto si regge in piedi così senza fronzoli, senza arzigogoli e io mi chiedo che cosa mi sono perso in tutti questi anni.

YES, MACCA IS IN DA HOUSE



Milano, 27 novembre 2011.
Mai visto Macca. Non mi ricapiterà mai più e quindi via al primo della due giorni musicale (domani i Pumpkins).
Paul è Paul, Ringo è Ringo e al differenza spero si vedrà.
Gelo, sono in moto e penso chi me lo ha fatto fare, però sbarco al Forum e mi accorgo che c’è una atmosfera festante, tranquilla. Non ci sono solo i reduci ma ci sono anche giovani.
Mezz’ora prima partono le cover dei Beatles sparate a tutta manetta, prendo una birra e aspetto a tre quarti del parterre. Poco dopo le nove, però, Macca sale sul palco e il pubblico si scalda e si emoziona. Subito.
McCartney: arriva vestito con un completo nero e stivaletti tacco 3, basso Höfner a tracolla, attacca “Hello goodbye”. Se non fosse per le rughe che gli segnano il volto, per l’improbabile colore rossiccio di capelli, si potrebbe quasi pensare ad un filmato dei Beatles, proiettato su un megaschermo: lo sguardo è lo stesso, il piglio sul palco di decenni fa.
Insomma sono di fronte ad una icona storica del pop e si, un po’ emoziona. Lui farà di tutto per tenerla viva per tutta la sera, l’emozione alternando molte canzoni dei Beatles, a numerose dei Wings. Tutti sappiamo esattamente quello che vogliamo: i classici, cantati come noi li conosciamo come sono su disco, come li ha eseguiti nei DVD. Ed è così. Macca ha un gruppo stellare che suona a memoria ma prima di ogni canzone viene chiamato one two tree come nelle prove di studio come nei complessini di quando si era giovani, ma qui siamo al Forum, pieno, e da queste cose traspare pura autenticità.
Mi aspettavo più canzoni note, mi aspettavo serg Peppers invece no ma insomma, si gli si perdona tutto a Paul: anche i botti e i fuochi d’artficio su “Live and let Die”, che Macca liquida con una smorfia ironica mettendosi le dita nelle orecchie. C'è anche“Drive my car” e “The long and winding road”, insomma, meglio così.
Ma le canzoni, il repertorio, il personaggio, tutto ciò che ha costruito nella musica sono talmente forti che tutti questi sono solo dettagli secondari.Questa è una festa che si sublima nel coro di Hey Jude e che non mi ha fatto pentire di esserci.

martedì 22 novembre 2011

CHARLIE ON DA ROCKS...




Milano, 27 settembre 2011.
Lo spettacolo è alle 9
Mi fiondo in piscina faccio due bracciate e na’ sauna e poi casa a violentare un blocco di prosciutto crudo che non resiste ai colpi della mannaia (prosciutto al coltello…)
Risalto in moto e via destinazione Blue Note. Rapido incontro cor bigliettaro e poi mi fiondo all’ingresso dei camerini.
Mi posiziono,aspetto. Ci sono tre persone. Uno di questi ha una maglia nera con stemma Paiste ( piatti di Charlie).E’ il suo assistente.
Parliamo. E’ con lui da tempo ma non ha mai fatto i tour degli Stones.Ha invece lavorato dieci anni con Bill Wyman (ex bassista degli Stones) e con i suoi Rhyrhm Kings. Gli mostro il mio zaino con vari dischi e cofanetti. Chiedo. Estraggo un pennarello indelebile. Dice che forse, che in certi casi…
Esce una babbiona di un metro e 27 che sembra essere la sua manager. Le stringo la mano. Vede la mercanzia e la afferra e la porta dentro. Speriamo. La nonna esce e i dischi e cofanetti sono firmati da Charlie.Mi lancio in mille inchini. Mi si spacca una vertebra per stare alla sua altezza.
Aspettiamo, ma siamo tre fan irriducibili. Esce il contrabassista. Escono i due pianisti. Scendono. Vengono annunciati.
Charlie non esce.
I due partono a “pianeggiare” battendo a tempo il piede sul palco il pubblico ha un atteggiamento interlocutorio.
Charlie esce dal camerino mi guarda sorride e gli sorrido e gli dico bravo Charlie.
Mi dice ciao. E’ un 70 enne in forma piena con la sua lacoste gialla e i jeans neri.
Porta i pantaloni di una taglia inferiore alla mia. Mi sembra un saggio.
Si siede alla batteria gli altri gli sorridono. La batteria è essenziale come il suo stile in fondo pesta in maniera regolare e la sua estrazione jazz si vede.
Lo spettacolo dura 45 minuti ed è uno spettacolo da cotton club, da nuvole di fumo inesistente e da atmosfere rarefatte.
I pianisti ce la mettono tutta per coinvolgere il pubblico. Uno di loro addirittura nella foga alza il piano con le ginocchia e lui, Charlie, è sempre lì impassibile che suona e a volte sorride con i suoi compari.
Il concerto finisce e tutti fanno l’inchino al pubblico. Risalgono verso i camerini e li aspetto sempre io e gli risorrido. Decido che vedrò da imbucato anche il secondo spettacolo.
Aspettiamo davanti ai camerini durante la pausa. Altri si accalcano chiedendo che esca a firmare dischi e a fare foto. Non esce. Io mostro la mia mercanzia
Intanto fra noi pochi che abbiamo presidiato all’inizio affiorano i ricordi.
C’è chi dice di avere avvistato Charlie alla fieracavalli di Verona. Chi di averlo visto solitario in giro all’Isola Bella. Ognuno ha il suo aneddotto.Un vecchio reduce degli Stones sostiene di essersi intrufolato da poco a Villa Nellcote a Villefranche (la villa dove gli Stones registrarono strafatti Exile on Main Street) e di averla girata. Dopo si è infilato una muta tuffandosi dal promontorio con un fucile ha preso un bel polpo. Insomma gli Stones aiutano la pesca.
Io faccio la mia porca figura con i racconti dei concerti degli Stones visti e tutti mi guardano con rispetto.Il tempo passa ed è ora del nuovo spettacolo.
Ci saranno in sala 60 persone. Che peccato. Scelgo di essere il 61esimo e mi rivedo lo spettacolo risalutando Charlie che mi sorride.
La Nonna di cui ho parlato prima va a sedersi in fondo col tecnico di Charlie.
Verso la fine mi avvicino li saluto e anch’io me ne vò.
Ho visto uno degli Stones da vicino. Sono soddisfazioni.

giovedì 14 luglio 2011

STEEL... METALLICA










YO! METALICA IN DA HOUSE TONIGHT...










Milano, 6 luglio 2011.Oggi è il mio compleanno,
Her Clearness non ne vuole sentire e allora solo soletto mia avvio a fare l’esperienza.
Monto sullo scooter e mi precipito alla fiera di Rho dove c’è oil Big Four con Megadeth, Anthrax ,Slayer e le loro maestà of course: i Metallica.
Arrivo in una landa desolata piena di auto e moto parcheggiate alla cazzo ma non sento musica.Non c’è nessuno.Che abbiano sganciato una bomba H?
Proseguo,giro in tondo, torno indietro. Capisco. Alla fine parcheggio.
Mi avvio verso la zona concerto odore di fritto, di salamelle, svirgolate di vomito sui muri. Passo tre checkpoint per il controllo del biglietto ed entro nell’area. Sembra veramente un lazzaretto, tappeti di lattine, cartoni di Tavernello abbandonati. Gente stesa per terra in preda a coma etilico, autolettighe ululanti,barellieri e bestemmie. Balli e rutti. Qualche zinna al vento e strisce di schiuma di birra che volteggiano. L’odore di olio fritto per la 400esima volta impregna l’aria.
Nel mentre suonano gli Slayer of course. Non so , mi chiedo se questa è musica.Note tenute all’infinito un batterista che violenta le pelli e tante pantomime sul palco con il pubblico semiadorante. Cazzo faccio qui?
Gli Slayer calati nella loro pantomima finiscono. Aspettiamo un po’ di buio che è il viatico per i quattro horsemen.
Provo uno sfondamento a metà prato. Fallisco. Ripiego sui due terzi di prato ma di lato a vista d’occhio dei barellieri, non si sa mai.
Sono le 9:30. Gli schermi rimandano la scena del buono il brutto e il cattivo con la musica di Morricone. I coma etilici riemergono dalle tenebre e si alzano in piedi. Davanti al palco iniziano a pogare.
Escono i quattro. Fin dalle prime note capisco che il suono è veramente potente con una amplificazione di eccellenza gli schermi ad alta definizione rimandano l’azione sul palco che c’è eccome. Si vede che i membri interagiscono fra loro e sorridono.Leggo un labiale di Hetfield e Ulrich: it’s amazing.
Suonano. Di brutto è una fatica per loro, sudano. Ulrich dopo l’ultima rullata di batteria si alza in piedi e tira un colpo ai piatti, violento da forza bruta, poi via dietro le quinte ad asciugarsi.
Kirk Hammet il chitarrista solista fa il suo lavoro con diligenza e sta sulle sue ma ride, tanto. Robert Trujillo fa il bassista pazzo, suona di traverso con il manico del basso che gli copre un occhio.Suda.Tutti sudiamo. Il concerto ripercorre il periodo trash metal quando arrivano Seek and Destroy e Master of Puppets è tutto in sabba. Indescrivibile. E’ li che a Hetfield scappa l’amazing.
Noi capiamo che si divertono, che sudano e faticano e suonano, e ringraziamo. E’ uno scambio di emozioni fra pubblico e musicisti che ho visto poche volte (i NIN su tutti) ma che soprattutto è difficile stabilire sui grandi spazi all’aperto.
Molti guardano rapiti, altri pogano molti cinquantenni sono li con i figli di 10.
Bello. Non è la mia musica però stato molto bello e infinitamente faticoso.
Il quarto concerto in quattro giorni. Ora c’è Prince e Perugia.


METALLICA APPETIZER







MY BODY IS A CAGE...


Milano,5 luglio 2011.E’ il terzo giorno che Marcello mi accompagna ad un concerto.Ora basta sennò pensano male…
Di Autandotato mi precipito in moto alla gloriosa Arena Civica per gli Arcade Fire che avevo sempre desiderato ascoltare.
Aprono i White Lies col loro poppettino fighetto ma intrigante. Sembrano dei mod dei giorni nostri di tastiere dotati. Portano pantaloni a sigaretta e cravatte strette e ci sono un po’ di ragazze in calore nelle prime file.
Tappeti di sinth in sottofondo, batteria vera e qualche pennellata di chitarra accompagnata da assoli biascicati caratterizzano la loro musica. Il risultato in fondo non è male.
Finiscono, aspettiamo mezz’ora ed entrano gli Arcade che riempiono il palco. Non si capisce se sono sette oppure nove se ci sono due batterie oppure no.
I musicisti hanno in se qualcosa di folk ma c’è anche elettronica (molta) e la vera batteria. Ci sono le chitarre of course e il tutto è un mash up dal quale esce fuori un risultato sonoro inedito che il gruppo presenta con integrità e allegria.
Il pubblico apprezza e anche noi soprattutto la scaletta appare buttata li, per caso, ma in realtà è frutto di una elaborazione di pensiero forte.
Appaiono fisarmoniche, ukulelele e tamburi suonati arrampicandosi sui tralicci e, all’improvviso ecco sparata per calmare gli animi una my body is a cage semiacustica che ci zittisce tutti.
Quando poi parte quel riff irresistibile di chitarra, quando parte quel “Oooo ooo ooo ooo” e il megaschermo inquadra le facce estasiate del pubblico. E’ quello il momento in cui tutti ci siamo, siamo li più grandi e resistenti delle zanzare rompicoglioni.
E’ in quel momento, quello quando parte “Wake up” – ovvero la canzone che gli U2 non riescono a scrivere da chissaquanto e che i Coldplay scriverebbero anche domani che capisco che sono soldi spesi bene e che il mio terzo concerto in tre giorni è un bel concerto.
Domani si chiude con i Metallica.Cercherò di non finire in barella.

ARCADE FIRE APPETIZER


THE WALL AND THE PICS...



giovedì 7 luglio 2011

ROG ROUND TWO...



Milano, lunedi 4 luglio 2011.
Accordo con Marcello: se ci sono i biglietti in prevendita bene, sennò bagarini.
Ma quanto ci metti su un bagarino? Non più di 100 euro e cioè il doppio del biglietto.
Partiamo in moto destinazione Forum lui preleva in banca gli consiglio di mettere in tasca 70 euro disponibili alla mano per prendere per la gola il bagarino. Manca mezz’ora ma lo avvistiamo, ci avviciniamo decisi. Quanto vuoi? 100 euro. Metto la mano in tasca e conto (strano…) 75 euro.
Anche Marcello casualmente ha in mano 75 euro. Bagarino Olè!
Entriamo, panino al prosciutto aspirato con le mascelle e via alla ricerca del posto.
Fatica, smoccoli, incazzi, tentativi di sfondamento su posti sotto che costano di più. Non riusciti.
Finalmente troviamo. Si riparte. Parte in the Flesh , Rog è lo stesso di aprile e il concerto pure. A me sembra anche più bello . Avendolo visto già una volta me lo godo di più.
Marcello è a bocca aperta per gli effetti scenici (aereo che si schianta sul palco e il pupazzo del professore). Mi sembra, rivedendo lo show, e la sequenza delle canzoni di trovarmi a casa (quale non si sa…).
I momenti topici sono sempre quelli più emozionanti e cosi quando parte Conf Numb mi emoziono (Azz non c’è Gilmour come al solito) e cosi pure con Waiting for the Worms (ora che ne scrivo mi si rizzano i capelli pensando all’incedere marziale dei martelli sul muro).
E’ tutto cosi bello, perfetto quando ti senti quasi bambino ascoltando dal vivo per intero il primo disco con il quale hai capito che al mondo c’è la musica rock.
Speri che si ripeta. Sempre.
Domani Arcade Fire.

STARRING RINGO...



Domenica 3 luglio 2011.
Miracolosamente recupero due biglietti a 10 euro l’uno. Her Clearness mi pacca. Sono disperato…Passo alla valutazione del compagno da concerto di riserva e individuo Marcello.
Non che sia una riserva, Marcello, Ma lui non è Her Clearness.
Aperitivo, media alla spina, rutto libero e tartine del giorno prima e via con lo scooter all’arena dove si esibisce Ringo Starr con la sua All Starr band che in effetti è composta di musicisti di gran lusso e certo non di primo pelo.
Ringo ha 71 anni e NON si vede. Saltella canta (fino a dove la sua estensione arriva) e suona la batteria con i suoi movimenti precisi e sincopati. Il suo batterista di fiducia sul palco è Greg Bissonette un fabbro ferraio del rullante che ha suonato in dischi stellari ( e si vede).
Certo non c’è il pienone (e si vede) però c’è un gruppo di Beatlesiani d’Italia che nelle prime file fa un baccano infernale e Ringo apprezza.
Scorrono le canzoni del repertorio di Ringo e scorrono quelle dei Beatles e si vede il primo stacco di creatività fra le canzoni. Anche una semplice Yellow Submarine è più creativa delle canzoni Ringhiane.
Ma i turnisti di lusso devono essere pagati e soprattutto avere un loro ruolo ed ecco allora assoli stellari per mettere in risalto le capacità musicali dei membri del gruppo e spazio anche alle loro canzoni.
Fra queste quelle dei Mister Mister rappresentati da Richard Page, bassista e cantante della band degli anni 80 ed ecco che Page parte con Broken Wings e Kylie…
Insomma Ringo che suona le canzoni dei Mr Mister. Esticazzi!
Certo non è il massimo se poi aggiungiamo il fatto che il clima è da festa paesana allora sicuramente Ringo meritava di più.
La fregatura per lui è stato The Wall di Roger Waters che è sold out e che oggi è in scena dall’altra parte della città.
Oggi Ringo, ma domani ritorno da Waters. Onore a Ringo però. Senza di lui molti batteristi non esisterebbero.

mercoledì 1 giugno 2011

LORENZO IL CROONER ELETTRONICO



14 MAGGIO 2011.
Passo a prendere il mio ex colleague Federico (alias Federico Forcetti) a casa sua che è vicina al Forum e, fra mille peripezie, ci fiondiamo nel tempio dei megaconcerti milanesi.
Forcetti monta (in moto) e partiamo affamati visto che non abbiamo cenato.
Vado con Forcetti da Jovanotti…
Non lo vedevo dal 95-96 (Tour de L’albero) e pensavo facesse qualche canzone di quel disco e invece niente. Pensavo che facesse anche qualche canzone di Safari (bel disco) e che la stessa Safari la facesse magari con fiati e le percussioni suonate a tutta pompa. Invece niente.
Questo concerto ha una struttura diversa dagli altri ed è molto elettronico sia nelle luci che, soprattutto, nei suoni.
Lorenzo stupisce e mi lascia senza parole.La sua è una musica danzereccia (per definizione artificiale e impersonale) ma con un anima che si deve a lui come performer e ai musicisti che pestano di brutto sugli strumenti utliizzando samples e loop a manetta.
Io e Forcetti ci guardiamo increduli e, però, conveniamo sul fatto che la struttura del concerto ha un suo perché. La set list è costruita bene e la mia Safari è annegata in un megamix iniziale con altre canzoni del disco nuovo di Lorenzo.Se nei tour precedenti i musicisti sprizzavano sudore da tutti i pori per via della fatica fisica nel suonare gli strumenti ora invece la fatica è forse minotre, gli strumenti sprizzano meno gocce di sudore ma l’output musicale c’è eccome.
Jovanotti si fa chiamare il, coroner elettronico (er Frank Sinatra del loop direbbero a Roma) e il suo è un interessante modi di porsi e di posizionarsi come artista.
Il concerto funziona e bene, bel palco belle luci e ottima interazione col pubblico che apprezza.
Arrivano degli ospiti da Michael Franti col quale canta un similreggae insipido a Ben Harper che accompagna Lorenzo con la pedal steel e con il quale poi Lorenzo canta e rappa in In Your Hand un reggae capolavoro di che se l’avesse scritto Marley sarebbe una canzone immortale.
Io e Forcetti siamo alla seconda birra. La prostata reclama e il concerto si conclude con i titoli di coda sullo schermo accompagnati da loop elettronici.
Usciamo, sosta tecnica nei campi attorno al forum, la prostata ci è grata.
Moto. Casa di Forcetti.Casa mia. Letto.Fine.
Prossimo concerto: Foo Fighters e Iggy Pop, altri artisti, altra storia.

giovedì 4 novembre 2010

ROGER NELSON: HIS MAJESTY PRINCE




Milano 3 novembre 2010.
Oggi fa insolitamente caldo e allora si va in moto. A vedere il Minneapolis Genius.
Passo a prendere ber Clearness e sgommando si va verso il Forum.
Arriviamo tardi ma non c'è tanta gente e siamo in prima fila, di lato.
Alle 9:30 le luci del Forum sono ancora tutte accese.Ci rompiamo i marroni di aspettare.
Nel retropalco all'improvviso sbuca lui con un bodyguard. Entra il gruppo, le luci sono accese attaccano una session e alla fine dopo una stilettata di chitarra arriva Prince e sono dieci minuti di jam session a luci accese con il pubblico incredulo che consumando gli ultimi pezzi di focaccia e gli ultimi rutti di un birra penosa si chiede perché tutto è ancora acceso.Mah.
Finalmente il buio. Lui attacca sorretto da un gruppo essenziale che vede nel batterista john Blackwell un punto fermo.Blackwell ha il groove e si sente.La sua batteria è sempre quella dei dischi di Prince.No virtuosissimi, no assoli ma tempo solido e uso razionale dei campionamenti (irrinunciabile quel "ch ch chat") che è un marchio di fabbrica che mai nessuno ha copiato.infatti il ch ch chat sta bene sono nella musica del Nostro.
Cosa suona Prince? una immensa jam session dei suoi successi con citazioni del passato e del presente della musica pop.Un mash up coerente con accordi misurati al millimetro che ci fanno pensare di essere pure improvvisazioni ma che invece sono semplicemente il frutto di una alchimia perfetta fra lui e i musicisti.In quel momento ci stanno bene sono quegli accordi.Quel momento è uguale in tutti i concerti che lui tiene ma il pubblico penserà che è sempre una improvvisazione.
Tiene il pubblico in mano Prince e lo fa muovere cerca di guardarlo in faccia, viene dalla nostra parte ci sorride e risponde al mio saluto.Suona la chitarra con la testa alta sentendo le note prima di suonarle, fa gli assoli e guarda il pubblico con occhi sbarrati, fa urlare la sei corde e piega la testa verso il cielo.
E' certamente originale il suo funi psichedelico deve qualcosa a tanti. Sly Stone per primo James Brown per secondo e poi sicuramente ha una tecnica chitarristica che pesca a piene mani da Hendrix.
E' anche un buon ballerino durante kiss snocciola un cascata di successi da If i Was Your Girlfriend (peccato niente sax) a Cream a 1999 e non si ferma mai.
Si arriva verso la fine uccide quello che speravamo le coriste scendono fra le prime file e portano la gente sul palco.Spingo ber Clearness che sale.sul palco ci sono 50 persone. Esce lui e attacca Jungle love seguita da Love Bizzarre.Il palco è impazzito tutti ballano li.Lui si fa toccare,stringe mani, sta l centro con i fan che gli balano attorno.Abbraccia e si fa abbracciare.E' incredibile come si dia al pubblico e questo, credetemi è veramente aro per un artista.Quanto riservato appare nella vita pubblica quanto generoso appare sul palco con i fan che ha fatto salire.
Strepitoso.Strepitoso anche quando lancia la chitarra sul pubblico insieme a qualche asciugamano e vestito.Volano anche gli (stracci?)
E' finita, si accendono le luci. il pubblico scende dal palco.Noi comunque aspettiamo.E infatti dopo un quarto d'ora esce ancora ancora a luci accese e suona di nuovo.Due canzoni.Bravissimo.

giovedì 16 settembre 2010

IT'S GONNA BRING YOU DOWN...HA!!!






5 settembre 2010, dopo 17 anni è passata tanta acqua sotto i ponti e io torno a vedere i Guns and Roses.
Non sono più studente, ora lavoro, ho cambiato città,casa, macchina, amicizie ecc.Il mio compagno di concerto è Buzz e non più Andrea Onida, (li saluto entrambi).
È una domenica a Milano e di ritorno dal mare passo a prendere Buzz che non è in forma come al solito.
Il solito Forum ci attende.Sappiamo entrambi che i Guns sono cambiati. Da gruppo dove la direzione musicale era il frutto delle idee di più persone a gruppo di turnisti al soldo del cantante che detiene i diritti del marchio:Axl Rose.
Mi sono preparato molto prima del concerto. Ho letto il libro sulla vita di Slash, ho riascoltato un po’ di cose e anche Chinese democracy che mi sembra un album bello ma senza un anima. Un puro esercizio di perfezione senza sbavature.
Naturalmente tre mesi fa ho visto anche Slash. Per cui sono MOLTO legittimato a fare confronti. Eccome.
Axl Rose.Com’è Axl? Sono curioso. L’ho visto a Modena in short aderenti che si avvitava all’asta del microfono come una lap dancer. Ed ora?
Ora entra in scena con una giacca improbabile che nemmeno Cavalli a Las Vegas potrebbe confezionargli , una sorta di panama calato sulla testa ed occhiali da sole. E’ lui?.
Ha un pizzetto. Inquadro bene con la macchina e scopro l’orrore o più semplicemente i segni del tempo che passa. Ha un doppio mento mica male.Una soppressata calabrese, quasi un etto di mortadella attaccato al mento.Ha i capelli, non ci sono riporti, non sembra calvo.
Non può permettersi più una camicia slacciata sul petto…
Ma la presenza scenica, la voce? L’empatia?
Attacca con Chinese Democracy introdotta da un po’ di risate rimandate in quadrifonia (hai presente Dark Side of The Moon ,Axl?).Entra il primo dei tre chitarristi: Richard Fortus e comincia a pennare un riff.Ci scaldiamo. Entra Axl. Appesantito ma ci prova tenere il palco. Il pubblico capisce ed apprezza anche perché,bisogna dirlo, i musicisti sono molto mobili e coinvolgenti, gli assoli sono veri e molto posati. Il gruppo ha un suono potente. La voce sembra esserci. La voce c’è quando parte l’intro di Welcome to the Jungle:
You know where you are? You are in the jungle baby, you gonna dieeeeee! Ci accorgiamo che Axl spacca. Quasi come un tempo.
Tutta la canzone spacca, ha sempre spaccato, sono cambiati i tempi ma la carica selvaggia con la quale è stata concepita funziona ancora. Le prime file ondeggiano. In the jungle welcome to the jungle watch bring to your knees, in the jungle welcome to the jungle feel my serpentine. Pura essenza del rock and roll, pura decadenza. In the jungle welcome to the jungle it’s gonna bring you down! HA! chiude Axl e dopo l’ultima rullata una piccola pausa e poi.. HA!!! Pura lascivia.
Subito dopo una tiratissima It’s so easy quasi come nel disco e poi Mr Brownstone con il giro di chitarra di Izzy Stradlin replicato fedelmente.
Ecco, le repliche fedeli.
Ci vogliono tre chitarristi solisti super per replicare quello che faceva Slash con Izzy. Non credo che per loro sia il massimo ma Richard Fortus, Bumblefott e Dj Ashba si danno da fare molto e volentieri riuscendo a tenere alta la temperatura.
Mi chiedo come si sentano a replicare fedelmente gli assoli killer di Slash e le parti ritmiche di Izzy. Basta pensare a Sweet child of mine (uno dei maggiori intro chitarristici della storia) e farina del sacco di Slash. Credo che per loro (chitarristi con una professionalità definita e forte) sia solo l’opportunità di farsi apprezzare da pubblici più ampi fuori dagli Stati Uniti credo anche che i tre spazi che ognuno di loro ha per eseguire degli assoli di propria elaborazione sia una sorta di ricompensa che Axl ha dato loro per averli costretti a replicare fedelmente le parti di chitarra del repertorio dei Guns.
Il concerto però funziona. Funziona anche Sorry, bella ballata da Chinese Democracy che replica la struttura di November Rain ( a sua volta eseguita come nel 92-93 ma senza pianoforte bianco).
Axl si da da fare insomma, saluta il pubblico e sorride molto, si agita ma è impacciato nei movimenti e ad ogni buon conto questa replica dei Guns originali funziona.Il batterista spacca, i tre chitarristi spaccano il basso pulsa e alla fine arriva anche Paradise City con i cannoni che sparano coriandoli su tutti. HA!